Benessere

Quali sono gli effetti della cannabis sull’intestino

intestino e cannabis

Ebbene sì, la Cannabis è influente anche in molte patologie e affezioni gastro-intestinali. Sono da tempo noti i suoi effetti sull’intero apparato digerente anche se gli studi clinici sono ancora in fase di primordiale. Tutti i dati che abbiamo provengono, di fatto, da testimonianze e dimostrazioni empiriche sulle conseguenze che la Marijuana ha avuto sui pazienti che ne abbiano fatto utilizzo per problemi legati allo stomaco e all’intestino.

Il ruolo della Cannabis sembra essere di fondamentale importanza nell’attenuare i sintomi e le manifestazioni dolore a carico dell’intestino dei pazienti affetti da Morbo di Crohn e da Colite Ulcerosa, nonché sulle affezioni indeterminate del sempre crescente colon irritabile.

Il noto effetto prodotto dalla pianta sui recettori cannabinoidi CB1 e CB2 sembrerebbe infatti ricadere anche sull’attivazione che questi ultimi generino nell’attività intestinale. Questi recettori agirebbero sull’apparato gastro-intestinale in modi differenti: sopprimendo la motilità gastrointestinale, inibendo la secrezione intestinale, riducendo il reflusso acido, proteggendo da infiammazioni e promuovendo il processo di guarigione epiteliale delle ferite nel tessuto umano.

Non meno importante è il ricorso alla pianta di Canapa per i dolori cronici dei pazienti che abbiano subito operazioni chirurgiche nella zona addominale, o per tutti coloro che, pur non agendo sulla causa della malattia scatenante i sintomi, riescano ad arginarne i dolori.

Intestino irritabile, microbioma e cannabinoidi endogeni

Un’annosa questione è quella relativa all’intestino irritabile noto anche come IBS. Si stima infatti che circa il 70% di tutti i pazienti affetti da questa patologia (che tuttavia sembrerebbe comprendere una vastissima mole di altre patologie non ancora inquadrate o approfondite nel campo della medicina gastroenterologica) non riceva le cure adeguate al trattamento delle manifestazioni cliniche. A tal proposito, è risultato da numerosi scritti di epoca antica che estratti con oli e resine di Cannabis siano stati ampiamente utilizzati nella cura delle affezioni dolore del tratto gastro-intestinale. In particolar modo si è visto che i derivati della Cannabis sarebbero in grado di rilassare le contrazioni spastico-dolorose della muscolatura liscia dell’intestino riducendone i crampi.

Non solo la Cannabis sarebbe utile per bloccare lo stimolo periferico del dolore e agire al livello del sistema nervoso centrale per inibire le vie del dolore, ma da uno studio condotto su roditori (consultabile qui) si è evidenziato come la presenza di un particolare tipo di batteri cosiddetti buoni del tratto intestinale, i Lactobacillus acidophilus, sia direttamente proporzionale al numero di recettori cannabinoidi ed oppioidi sempre nella zona analizzata.

Il ruolo del microbioma intestinale sarebbe dunque di estrema importanza anche in relazione alla quantità di endocannabinoidi presenti nel sistema intestinale, il suo studio è solo agli inizi anche sotto questo punto di vista, in questo modo possiamo facilmente immaginare una sua implicazione in un vastissimo numero di altre patologie per cui la Marijuana si sia già dimostrata ampiamente risolutiva. È parere del neurologo Ethan Russo che le persone affette da intestino irritabile sarebbero di fatto affetta da un medio/grave deficit di endocannabinoidi, il cui livello, una volta ristabilito, produrrebbe effetti benefici e la guarigione dei pazienti dalla sindrome. Il Cannabidiolo (altrimenti noto come CBD) è l’elemento componente la Cannabis che più sembra avere effetti sull’attività sia gastrica che intestinale (dopo il THC), oltre che naturalmente su quella neurologica, riducendo le infiammazioni intestinali attraverso il controllo dell’asse neuroimmune. Lo studio rivela che il CBD potrebbe aprire la strada a nuove strategie terapeutiche per il trattamento di malattie infiammatorie croniche intestinali, senza provocare alcun effetto psicotropo. Come largamente comunicato da numerosissimi studi di settore, la rimodulazione delle risposte anormali del sistema immunitario agli agenti sia interni che esterni avviene sotto diretta azione di questo elemento. Grazie a questo meccanismo, il cannabidiolo si lega ai recettori, che tendono sempre ad aumentare quando l’organismo è sotto pressione o soffre di disturbi patologici.

Secondo alcune altre ricerche, gli endocannabinoidi presenti nel nostro organismo aiutano l’omeostasi (cioè il meccanismo di regolazione interna dei fluidi) che a sua volta facilita i differenti processi di guarigione e induce il naturale senso di benessere del corpo.

Effetti noti

I cannabinoidi esogeni agiscono sui recettori cannabinoidi interni situati anche nell’apparato digestivo. Tra gli endocannabinoidi più noti e presenti a livello gastrico troviamo l’anandamide e il 2-arachidonoilglicerolo.

Quando lo stomaco è vuoto, un ormone chiamato grelina viene rilasciato e raggiunge l’ipotalamo, in questo modo viene stimolata la sensazione di fame nell’individuo. Il THC della cannabis attiva i recettori di grelina anche nei casi in cui lo stomaco sia già pieno. Le persone che soffrono di disturbi dell’appetito come l’anoressia sono infatti tranquillamente incentivabili all’assunzione di cibo grazie all’uso di Marijuana medica.

Un altro importantissimo effetto di cui la Cannabis è protagonista è la riduzione dello stimolo al vomito, in particolar modo durante un trattamento chemioterapico.

È comunque stato riscontrato che in alcuni casi, piuttosto rari, ci sia stata una sorta di inversione di tendenza, in cui subito dopo aver fatto uso di Cannabis la sensazione di fame si sia ridotta se non addirittura sia sparita. Così come non siano del tutto irrilevanti i casi di iperemesi da cannabinoidi. Di sicuro sarebbe opportuno ridurre al minimo (se non addirittura sospendere) il consumo di Cannabis in patologie come le pancreatiti che pare risentano particolarmente degli effetti collaterali indotti dal consumo di Cannabis.

Sull'autore

Paula

Mi chiamo Paula Calotti e sono nata a Rio De Janeiro, in Brasile. Mio padre è di Mantova, città in cui attualmente vivo, ma in me scorre sangue latino. Sono cresciuta con carne e capoeira, ho praticato tante altre arti marziali e giro per il mondo visitando fiere del fitness. Sono una personal trainer, ballerina di salsa nel tempo libero e fitness model per riviste di settore e brand d'abbigliamento sportivo. Ho aperto questo blog per raccontarvi della mia passione per la cura del corpo e della mente. La felicità parte proprio da qui.